Il Medioevo

Successivamente alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, avvenuta nel 476 e fino alla fine del VI secolo, non si hanno notizie rilevanti riguardo Pitigliano che, come tutto il territorio italiano, subì le violente invasioni barbariche.

Alla fine del VI secolo la Toscana del sud venne conquistata dai Longobardi, che riuscirono a sottomettere prima la città di Roselle, nel 592 e poi la città di Sovana, nel 603.

Nel 774 Carlo Magno conquistò i territori longobardi e nel 787 donò le città di Populonia, Roselle, Sovana e altri piccoli borghi, a Papa Adriano I, non senza l’ostilità delle nobili famiglie della Tuscia – l’odierna Toscana – meridionale. Fu proprio una di queste famiglie, quella degli Aldobrandeschi, ad ottenere il controllo su Pitigliano nell’862, in età carolingia.

E’ proprio al periodo della dominazione aldobrandesca che risalgono le prime notizie ufficiali della città di Pitigliano, in una bolla papale di Niccolò II del 27 Aprile 1061.

Nel XII secolo Pitigliano, insieme alle vicine città, faceva parte di un feudo compreso tra Sovana e Castro, controllato da un vassallo degli Aldobrandeschi, Ranieri di Bartolomeo. Proprio Ranieri di Bartolomeo, visti i suoi rapporti con la città di Orvieto, pose Pitigliano sotto il Comune di Orvieto nel 1168. Terminato il controllo del feudo Terra Guineccesca da parte di Ranieri di Bartolomeo, il controllo sulla città di Pitigliano venne ripreso dagli Aldobrandeschi, ciò causò un profondo malcontento negli orvietani, determinando per tutto il XIII secolo un conflitto tra Orvieto e Siena contro gli Aldobrandeschi. Lo scontro terminò con l’unione tra Orvieto e Siena, la nuova potenza costrinse gli Aldobrandeschi ad accettare un patto che prevedeva che loro continuassero a governare su Pitigliano in cambio del versamento di un consistente tributo a Orvieto. Gli Aldobrandeschi accettarono loro malgrado l’accordo ma non rinunciarono mai alla ribellione e forti dell’appoggio dei Ghibellini ottennero il sostegno degli Imperatori, nel 1210 l’imperatore Ottone IV riconobbe gli Aldobrandeschi come feudatari della Guideccesca e nel 1221 Federico II gli concesse una delle massime onorificenze ponendoli, di fatto, al di sopra di tutti gli altri signori della Toscana meridionale. Tali riconoscimenti portarono al naturale decadimento degli obblighi imposti dalla città di Orvieto. Nonostante questo, gli orvietani non si arresero e nel 1215 occuparono i castelli degli Aldobrandeschi e nel 1216 ottennero la divisione della contea con l’obiettivo di conquistare la Guideccesca. Nel 1223 gli orvietano catturarono i conti Ildebrandino, Guglielmo e Bonifacio, imposero agli Aldobrandeschi il pagamento dei tributi stabiliti nell’accordo del 1203 e si impossessarono delle rocche di Pitigliano e della città di Vitozza come garanzia del pagamento. Nei decenni successivi, il potere passò al conte Guglielmo Aldobrandeschi che, appoggiando la fazione guelfa ottenne anche l’appoggio di Orvieto, da sempre schierato con la Chiesa.

Nel 1240 le truppe dell’Imperatore Federico II e quelle di Siena occuparono la contea degli Aldobrandesca e fu solo grazie all’intervento della nuova alleata Orvieto, che gli Aldobrandeschi riuscirono a riottenere i territori, nel 1250. La città di Orvieto comunque impose agli Aldobrandeschi nuovamente gli accordi del 1203.

Nella seconda metà del 1200 si presentò agli Aldobrandeschi un nuovo nemico, la Repubblica di Siena, che in seguito alla caduta del suo impero nella Tuscia, mirava a distruggere la contea aldobrandesca. In questa fase il conte Ildebrandino Aldobrandeschi, soprannominato il Rosso, si alleò con i fiorentini, da sempre nemici dei senesi, e prese parte alla Battaglia di Montaperti del 1260, Siena ne uscì vincitrice e catturò il conte Ildebrandino e oltre 400 soldati pitiglianesi. Venne stipulata la pace con Siena solo in seguito alla cessione della città di Grosseto.

Ildebrandino Aldobrandeschi prese poi parte alla spedizione del fratello del Re di Francia, Carlo d’Angiò, contro Manfredi, figlio dell’Imperatore Federico II, usciti vittoriosi, l’appoggio del conte venne premiato con il matrimonio tra la figlia di Ildebrandino, Margherita Aldobrandeschi, e Guido di Montfort, vicario guelfo del Re Carlo d’Angiò in Toscana. La pace fu però solo momentanea per gli Aldobrandeschi, nel 1272 infatti Guido di Montfort uccise Enrico di Cornovaglia nella Chiesa di San Silvestro a Viterbo, per vendicarsi dell’assassinio del padre, morto durante la guerra per la corona inglese, come conseguenza di questo atto, a Guido di Montofrt venne immediatamente revocato il ruolo di vicario della Toscana e lo stesso Ildebrandino venne sospettato di aver organizzato il tremendo omicidio e aiutato il genero nella fuga.

Nel 1274 la Contea degli Aldobrandeschi venne divisa tra i rami di Santa Fiora e di Sovana indebolendo notevolmente il potere degli Aldobrandeschi, la contea di Sovana venne posta sotto il controllo di Margherita Aldobrandeschi ma a causa della sua “difficile vita privata” le sorti della contea non furono mai rosee. Margherita infatti si sposò per ben cinque volte, fu scomunicata per aver sposato un suo cugino di Santa Fiora, e nel marasma della sua vita privata non seppe gestire la contea che fu sommersa dalle rivolte popolari, in questa atmosfera prese il potere la Repubblica di Siena, riuscendo a conquistare Saturnia e Scansano.

Nel 1293 venne celebrato il matrimonio tra Anastasia Montfort e Romano Gentile Orsini ed alla morte di Margherita Aldobrandeschi, avvenuta nel 1313, la contea passò definitivamente ai Conti Orsini.